Roma, metà Ottocento. Tra i tumulti delle battaglie risorgimentali emerge una figura femminile straordinaria: Margaret Fuller.
La sua vita, legata a doppio filo alla storia d’Italia, è un romanzo scritto dal destino: un’esistenza così intensa da non aver bisogno di alcuna finzione per catturare il lettore.
Nei primi mesi del 1849 erano concentrati a Roma personaggi fra i più noti del nostro Risorgimento. C’erano Mazzini e Garibaldi, Goffredo Mameli, la battagliera nobildonna Cristina di Belgioioso, e insieme a loro schiere di giovani patrioti accorsi dai vari stati che allora dividevano l’Italia.
Perché a Roma in quel momento si viveva un’esperienza politica esaltante per i liberali: la possibilità d’assistere “alla rinascita del gigante delle repubbliche” per citare Garibaldi, “la romana” e con essa all’avvio dell’unificazione italiana per via democratica.
Una speranza che accendeva i cuori di tanti che, credendo tale sogno finalmente realizzabile, erano accorsi a Roma per le elezioni a suffragio universale di un’assemblea costituente, che ai primi di febbraio aveva proclamato la repubblica. A testimoniare il clima di “quel glorioso sogno di speranza”, c’era anche una giornalista straniera: l’americana Margaret Fuller che già da qualche tempo inviava reportage dall’Italia al suo giornale di New York, la Tribune.
Prefazione di Antonella Napoli
Solamente clienti che hanno effettuato l'accesso ed hanno acquistato questo prodotto possono lasciare una recensione.


Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.